BAZIN – Il Silenzio è d’oro
Spettacolo di Giancarlo Sepe, Teatro la Comunità, l’unica cantina della neoavanguardia romana degli anni ’70 ancora in attività, divenuta un punto di riferimento nel panorama del teatro romano.
Nei panni del critico francese c’è Pino Tufillario e con lui, tra gli altri, Margherita Di Rauso, David Gallarello e Federica Stefanelli.
CRITICA
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Critica di Marcantonio Lucidi
Critica teatrale
Massimiliano Perrotta su Huffpost (cultura)


André Bazin, nato il 1918 e morto nel 1958, è stato il creatore dei Cahiers du cinema e colui che ha trasformato i giovani critici rendendoli poi registi, creando ‘la nouvelle vague’.
Critico e teorico del cinema, con la sua salute cagionevole non aveva mai perso la gaiezza, né la forza del ragionamento, Bazin era la logica in persona, l’uomo della ragion pura, un dialettico meraviglioso. Egli diceva: ‘la funzione del critico non è quella di portare, su un piatto d’argento una verità che non esiste, ma quella di protrarre il più a lungo possibile nella intelligenza e nella sensibilità dei suoi lettori, l’impressione ricevuta dall’opera d’arte’.
Odiava il montaggio e amava il piano sequenza, odiava la morte come atto non riproducibile sulla pellicola perché contraria alla creazione. Cattolico e comunista, nella sua sintesi critica amava dire che il cinema dovrebbe cercare di esprimersi tra Lumière e Méliès: un’insieme tra didattica e fantasia. Per questo non era amato da nessuno.
Come in un film surreale lo spettacolo non ha una narrazione legata alla logica, anzi, sembra che il tutto sia raccontato da un uomo che sente di dover morire, e in quel momento, per paura di dimenticare qualcosa, parla della necessità del cinema e della sua arte. Cos’è la paura di dimenticare la cosa più bella del mondo? Un incubo, una giostra infernale, come se gli stessi attori di cui lui racconta si facessero avanti per non essere dimenticati, e non solo loro, ma anche il pubblico si fa avanti, perché sta per perdere il suo cantore, il suo mentore e non avrà più chi potrà ricordare loro la magnificenza di Chaplin.
Non è detto che quel che succede sulla scena corrisponda alla verità: Bazin potrebbe essere anche un contenitore, o una metafora dell’intellettuale, messo ai margini della storia, un diffidato, uno schedato dall’establishment, uno che non raggiungerà mai il potere. Gli sono vicini la moglie Janine (produttrice cinematografica) e i personaggi dei suoi film preferiti: tra Clair, Renoir, Carnet…